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Influenza: trasmissione, sintomi, cure e prevenzione

Una piccola guida con informazioni utili per sfatare leggende e falsi miti sull’influenza, l’infezione invernale per antonomasia.

 

L’influenza è una malattia virale trasmissibile che colpisce il tratto respiratorio superiore e inferiore. È causata dall’infezione dell’omonimo virus, di cui esistono quattro tipi maggiori appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae. È una malattia stagionale che, nell’emisfero occidentale, raggiunge un picco nel periodo invernale, verso l’inizio di febbraio. Ogni anno, l'influenza colpisce milioni di persone e porta ad assentarsi dal lavoro e dalla scuola. I sintomi influiscono in modo pesante sulla qualità della vita e, nelle fasce di età estreme, l’infezione, sebbene raramente, può rivelarsi addirittura fatale.


La trasmissione dell’influenza: per via aerea in maniera diretta e indiretta

I virus influenzali clinicamente rilevanti appartengono ai tipi A e B: tra i primi figurano quelli capaci di causare periodicamente importanti pandemie, ovvero infezioni diffuse in tutto il mondo; i secondi generano invece epidemie di scala inferiore. I virus dell’influenza A sono ulteriormente suddivisi in sottotipi sulla base di differenze molecolari nelle due glicoproteine di superficie, l’emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA), verso le quali si indirizza la risposta immunitaria dei soggetti infettati o vaccinati. I virus influenzali sono tra i più contagiosi e si trasmettono per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie, in maniera diretta e indiretta.


Trasmissione diretta

Nel primo caso le goccioline di saliva che il malato produce starnutendo e tossendo, soprattutto negli ambienti chiusi e affollati, immettono nell’ambiente circostante numerose particelle infettanti, che possono entrare in contatto con soggetti suscettibili e trasmettersi da persona a persona, per esempio attraverso una stretta di mano o parlando a distanza ravvicinata.


Trasmissione indiretta

La trasmissione indiretta si verifica invece in seguito alla dispersione delle goccioline e delle secrezioni su oggetti e superfici. Il virus dell’influenza può infatti persistere a lungo nell’ambiente e penetrare nell’organismo attraverso le mucose, tipicamente toccando occhi, naso e bocca con le mani che sono entrate in contatto con superfici contaminate.


Contagiosità

Una volta colpito dal virus il soggetto è contagioso dal giorno precedente la comparsa dei sintomi e per i cinque-sette giorni successivi. Il virus può quindi essere trasmesso anche da persone apparentemente sane. I bambini e gli individui con sistema immunitario indebolito possono essere contagiosi per un periodo superiore ai 10 giorni.


I sintomi dell’influenza: non solo febbre alta

Dopo un periodo di incubazione che può variare da uno a quattro giorni, l’influenza ha di solito un esordio esplosivo: febbre alta, malessere, stanchezza, cefalea, dolori muscolari, mal di gola, tosse, congestione e secrezione nasale, più di rado disturbi gastrointestinali. Sono dunque numerosi i disturbi associati a questa infezione respiratoria e comuni anche ad altre sindromi da raffreddamento. Per questo motivo per poterla diagnosticare da un punto di vista clinico bisogna rilevare la cosiddetta triade, caratterizzata da contemporanea presenza di febbre abbastanza elevata e repentina (in genere superiore ai 38°C, con punte fino a 39-40°C nei bambini), di un sintomo respiratorio (tosse, raffreddore, mal di gola) e di un sintomo sistemico (dolori muscolari o articolari, mal di testa, stanchezza). Altri sintomi talvolta presenti comprendono la fotofobia (eccessiva sensibilità e intolleranza alla luce) e l’inappetenza. Nei bambini possono anche comparire disturbi gastrointestinali, quali nausea, vomito e diarrea.

In genere, i sintomi influenzali si risolvono entro una settimana, ma tosse, malessere e astenia (sensazione di profonda stanchezza e spossatezza) possono persistere per due settimane e oltre. Prima di riprendere una piena attività fisica si consiglia di aspettare almeno una settimana dalla scomparsa dei sintomi. Se nella maggior parte delle persone l’influenza si risolve senza problemi, esistono dei casi in cui possono verificarsi delle complicanze. Le persone più a rischio di complicanze comprendono le donne in gravidanza, i bambini tra i 6 mesi e i 5 anni, i soggetti con malattie croniche o che assumono farmaci immunosoppressori, gli anziani e gli obesi gravi. La complicanza più comune è la sovrainfezione batterica delle vie aeree inferiori che può causare bronchite ed evolvere in polmonite, oppure dell’orecchio con conseguente otite o sinusite. La maggior parte delle complicanze si verifica nelle persone sopra i 65 anni che possono andare incontro anche a problematiche cardiovascolari come l’infarto miocardico.

Complicanze più rare includono convulsioni (soprattutto nei bambini), meningite ed encefalite.


Come curare l’influenza?

Se non si hanno particolari problemi di salute l’influenza può essere autogestita con farmaci di automedicazione. Sono universalmente validi i rimedi utilizzati da sempre: riposo a letto e antipiretici per la febbre, accompagnati da una adeguata idratazione. Sebbene non vi siano prove scientifiche sulla sua efficacia, un rimedio totalmente naturale che può alleviare il malessere influenzale è bere infusi o tisane calde con l’aggiunta di un cucchiaio di miele. Quest’ultimo, infatti, sembra avere un effetto lenitivo sia sulla tosse, sia sulla gola irritata. Anche vitamina C e zinco sembrano in grado di migliorare i sintomi; anche se non è possibile dare un’indicazione generale sulle quantità di vitamine e minerali da assumere, si può decidere, con la supervisione del proprio medico curante, di integrarli nei casi in cui la nostra dieta ne sia particolarmente carente. L’uso di specifici antivirali per il trattamento dell’influenza non è frequente e riservato a casi selezionati, vista l’efficacia limitata a fronte di possibili effetti avversi (nausea, vomito, disturbi neuropsichiatrici, alterazioni della funzione renale) e il rischio di fenomeni di resistenza. Inoltre, questa terapia farmacologica risulta efficace solo se somministrata entro poche ore dalla comparsa dei sintomi (al massimo entro 48).

In ogni caso, prima di iniziare qualsiasi terapia è buona norma consultare il proprio medico di fiducia per avere una corretta diagnosi, a maggior ragione se nell’arco di tre o quattro giorni i sintomi non migliorano e si notano peggioramenti. Bisogna infatti evitare di sottovalutare quelli che potrebbero essere i campanelli d’allarme di eventuali complicazioni. Per esempio, una tosse inizialmente secca di tipo irritativo che diventa produttiva con un muco di colore giallo-verdastro è spesso segno della sovrapposizione di un’infezione batterica. In questi casi occorre impostare una terapia mirata per evitare spiacevoli conseguenze, soprattutto, come già accennato, nelle categorie più fragili, ovvero i bambini piccoli, gli anziani e i soggetti con malattie croniche.


La prevenzione

Per prevenire e fermare il contagio sono cruciali le misure d’igiene. Innanzitutto, dopo essere venuti a contatto diretto con persone influenzate o con oggetti da queste manipolati è fondamentale lavarsi le mani per almeno 30 secondi, con acqua e sapone o soluzioni igienizzanti. Inoltre, chi è colpito dall’influenza deve seguire la cosiddetta “etichetta della tosse” o igiene respiratoria: coprirsi naso e bocca con un fazzoletto quando tossisce, smaltire immediatamente il fazzoletto usato in un cestino ed evitare di uscire di casa nei primi due-tre giorni dall’inizio dei sintomi (quando il rilascio di virus è maggiore).

Altre precauzioni da adottare per ridurre il rischio di ammalarsi sono:

  • evitare luoghi affollati e assembramenti
  • lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti
  • evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca
  • aerare regolarmente le stanze dove si soggiorna.

Accanto a queste misure, uno strumento straordinario di prevenzione è rappresentato dalla vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti coloro che desiderino evitare la malattia influenzale. In particolare, in Italia la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti nei quali, per le loro condizioni personali, l’infezione potrebbe essere particolarmente grave o avere risvolti pericolosi. Sebbene il vaccino antinfluenzale non sia efficace nella totalità dei casi, esso può ridurre l'intensità e la durata dei sintomi nella maggior parte delle persone nonché ridurre il rischio di complicanze e ricovero in ospedale negli individui che hanno malattie polmonari, diabete, malattie croniche, anziani e bambini. In Italia la campagna vaccinale antinfluenzale inizia ad ottobre e la vaccinazione viene offerta in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se ci si presenta tardivamente. L’immunità indotta dal vaccino inizia circa due settimane dopo la sua somministrazione e diminuisce nell’arco di 6-8 mesi. Per questo motivo, e anche perché i virus influenzali hanno una marcata tendenza a mutare da stagione a stagione, è necessario vaccinarsi a ogni inizio di stagione influenzale.


Bibliografia essenziale

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(ultimo accesso 28 settembre 2021)

Epicentro. Influenza
https://www.epicentro.iss.it/influenza/influenza
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