Pertosse: il vaccino può salvare la vita

La pertosse è una malattia contagiosa che può avere conseguenze gravi ad ogni età. Riconoscerla non è sempre facile: ecco perché è importante vaccinarsi.

La pertosse è una malattia infettiva acuta e contagiosa che colpisce a tutte le età, ma con manifestazioni cliniche più gravi durante l’infanzia, in particolare nei bambini e nei neonati.

Come suggerisce il nome stesso, la manifestazione clinica dominante è la tosse, con attacchi anche molto forti e frequenti: a volte più di uno all’ora. La pertosse può essere trattata con antibiotici; se vengono assunti in modo tardivo, però, non riescono a incidere efficacemente sulla naturale evoluzione della malattia.

Il decorso della pertosse può diventare molto grave nei neonati, motivo per cui è importante mettere in atto strategie preventive, sfruttando gli effetti protettivi della vaccinazione.
 

Cause della pertosse

A provocare la pertosse è il batterio Bordetella pertussis. Il contagio avviene per via aerea attraverso le microscopiche goccioline di saliva presenti nel respiro del paziente che vengono diffuse nell’aria quando tossisce. Si tratta di un batterio caratterizzato da un’elevata contagiosità: per questo, è facile che si ammalino più componenti della stessa famiglia e in particolare le persone che vivono a stretto contatto con il malato.

Sintomi della pertosse

Dal momento del contagio, c’è un periodo di incubazione di circa dieci giorni. In questa fase la contagiosità è particolarmente elevata e persiste fino a 3-4 settimane dopo la comparsa della tosse.

La pertosse è caratterizzata da due diverse fasi:

  • la prima è definita catarrale: in questo stadio la pertosse è indistinguibile da un’infezione generica delle vie aeree, il che induce il malato a non adottare rigide precauzioni che potrebbero limitare i casi di contagio. Si presenta infatti con tosse moderata, accompagnata da qualche linea di febbre, congestione e copiose secrezioni nasali. Questa fase dura fra i 7 e i 10 giorni
  • la seconda è detta parossistica: è contraddistinta dai classici attacchi ripetuti di tosse, specialmente durante la notte. Ogni crisi è caratterizzata da 5-15 colpi violenti di tosse, stimolati dalla tossina ipertossica prodotta dal batterio. La tosse viene comunemente definita “canina”, oppure “asinina”, per i rantoli stridenti che accompagnano ogni crisi, a causa dell’occlusione della laringe. Inoltre, talvolta questi attacchi sono così violenti da determinare crisi convulsive e vomito. Le difficoltà respiratorie sono talmente importanti da essere spesso associate anche ad apnea, cianosi ed emorragie petecchiali. La durata di questa fase è di circa 6-10 settimane. Da qui, inizia un progressivo miglioramento: è la convalescenza, che dura fino a tre settimane. La tosse diminuisce di intensità e va gradualmente a scemare.
     

Pertosse in neonati e bambini: massima attenzione

La pertosse colpisce soprattutto sotto i 5 anni di età, in particolare al di sotto del primo anno di vita, e può manifestarsi con sintomi molto gravi. I colpi di tosse infatti possono provocare emorragie sottocongiuntivali e dal naso; inoltre possono comparire complicanze con maggiore frequenza rispetto agli adulti.

Le più frequenti sono le sovrainfezioni batteriche con possibilità di otiti, bronchiti, polmoniti. Specialmente nei neonati, inoltre, possono verificarsi disidratazione, crisi epilettiche e, in casi rari, encefaliti.
 

Pertosse negli adulti

LA PERTOSSE NEGLI ADULTI

Nonostante la pertosse venga annoverata tra le malattie infantili, può causare complicanze gravi anche negli adolescenti e negli adulti.

Chiunque non sia vaccinato è a rischio di contrarre la pertosse, ma per alcune categorie di persone un contagio da pertosse può essere pericoloso perché può sviluppare un decorso grave.

Gli adulti con malattie respiratorie croniche, quali asma e BPCO hanno maggiore probabilità di sviluppare una forma severa di pertosse che richiede ospedalizzazione.

Anche i pazienti con un eccessivo peso corporeo e gli over 65 corrono un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano la pertosse.
Infatti, l’obesità non solo aggrava le condizioni di salute di un soggetto infetto, ma può anche predisporre allo sviluppo di altre malattie respiratorie, quali polmonite e influenza.

Il rischio di decorso grave in caso di contagio con la pertosse aumenta con l’avanzare dell’età. Le complicanze da pertosse negli anziani che possono portare all’ospedalizzazione (fino a 17 giorni di degenza) sono principalmente polmonite, sincope, fratture costali e incontinenza urinaria.

I soggetti a stretto contatto con neonati e bambini, quali operatori sanitari e gli operatori degli asili nido sono più predisposti a contrarre la pertosse, ma anche di trasmettere questa malattia altamente contagiosa ai bambini nei primi mesi di vita.
 

Diagnosi della pertosse

Se la malattia è in fase iniziale e c’è il sospetto che si tratti di pertosse, in genere si esegue un tampone nasofaringeo per individuare la presenza del batterio responsabile. Se è già nella seconda fase, di solito sono sufficienti la visita clinica per riconoscere i sintomi caratteristici. Per confermare la diagnosi si può effettuare un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi specifici prodotti dal sistema immunitario per combattere l’infezione.
 

Terapia: i farmaci per la pertosse

Se la diagnosi viene effettuata nel corso della prima fase, la cura più adatta è a base di antibiotici. Questi farmaci hanno la capacità di abbreviare il decorso della malattia e di ridurre la contagiosità. Gli antibiotici invece sembrerebbero non avere la stessa efficacia quando è già iniziata la fase parossistica, ma di solito vengono prescritti per limitare la diffusione dell’infezione. In tutti i casi, la terapia antibiotica non interviene sui sintomi, che si possono alleviare con antitussivi, antispamodici e sedativi.

Il discorso cambia se a essere contagiato è un neonato oppure un bambino molto piccolo. In questi casi, spesso è necessario il ricovero in ospedale dove, soprattutto nel caso dei neonati, si procede con la somministrazione di liquidi per via endovenosa per allontanare il rischio di disidratazione.
 

Il vaccino antipertosse

Tra le vaccinazioni raccomandate nel Calendario Vaccinale del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, e quindi offerte gratuitamente, la vaccinazione per la pertosse è inclusa:

  • nella vaccinazione primaria con vaccino esavalente, per tutti i neonati a 3, 5 e 11 mesi di età;
  • nel richiamo prescolare, per tutti i bambini al 6° anno di età;
  • nel richiamo per adolescenti, per tutti i ragazzi tra 12-18 anni di età;
  • nel richiamo per adulti, per tutte le persone dal 19° anno in poi, da ripetersi ogni 10 anni;
  • nel richiamo per le donne al 3° trimestre di ogni gravidanza.

I vaccini impiegati sono diversi e indicati in base all’età del soggetto che viene vaccinato. In Italia, il Ministero della Salute raccomanda l’impiego di vaccini combinati in cui l’antigene della pertosse è di tipo “acellulare”, ovvero è formato solo da parti del microrganismo altamente purificate (alcune proteine del batterio e della tossina). Tutti questi vaccini hanno dimostrato di essere sicuri e ben tollerati, oltre che efficaci. Possibili controindicazioni all’utilizzo, come per tutti i vaccini, sono l’acclarata allergia grave a un componente. La strategia di prevenzione e controllo della pertosse è orientata soprattutto a offrire la massima protezione ai soggetti a maggior rischio, ovvero i neonati e i bambini piccoli: infatti, fino al completamento della vaccinazione esavalente, i bambini non sono protetti in modo ottimale dall’infezione.

Questo è il motivo per cui la vaccinazione è caldamente raccomandata a tutti gli operatori sanitari, in primis a chi lavora in neonatologia e pediatria. È inoltre consigliata a tutti gli adulti che si occupano di bambini piccoli, dato che spesso sono gli adulti, in cui l’infezione è nella maggior parte dei casi asintomatica, a contagiare gli infanti. La vaccinazione è raccomandata anche a tutte le donne al 3° trimestre di ogni gravidanza, idealmente tra la 27a e la 36a settimana di gestazione. Si tratta infatti di una strategia vincente per fornire ai neonati una quantità protettiva di anticorpi materni, trasmessi al feto attraverso la placenta per proteggerli nei primi mesi di vita.

A ogni gravidanza dovrebbe essere effettuato un richiamo dal momento che l’immunità diminuisce nel tempo. Da sottolineare anche che vaccinare la mamma subito dopo il parto non è efficace nel ridurre il rischio di pertosse nei neonati. Va effettuata solo nel caso in cui la donna non sia stata vaccinata prima.

Dal momento che la prima dose di vaccino antipertosse viene somministrata al terzo mese di vita del neonato, questa è una delle due strategie adottate per allontanare il rischio di infezione.

Gli anticorpi sviluppati sia a seguito di infezione naturale, sia con la vaccinazione, non garantiscono una protezione duratura nel tempo. Da qui deriva l’importanza di eseguire richiami vaccinali, che come già accennato devono avvenire in età prescolare, nell’adolescenza e con intervalli di 10 anni nell’età adulta, nonché ad ogni gravidanza, al fine di garantire una protezione continua contro la pertosse per tutta la vita.

In questo senso, è importante però incrementare l’informazione, dal momento che sono in molti a “sfuggire” ai richiami, spesso per non conoscenza.

Dai dati epidemiologici sulla pertosse in Italia raccolti tra il 1996 e il 2018 emerge una diminuzione dell’incidenza della malattia grazie all’incremento della copertura vaccinale. Ma il crollo dell’immunità che si verifica tra adolescenti e adulti rappresenta una fonte di infezione da non sottovalutare per chi non è vaccinato e per i neonati che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale completo. 

Ad aumentare il rischio è anche il fatto che, probabilmente, tra adolescenti e adulti la pertosse è sottostimata, perché i sintomi non sono così delineati come nei bambini e questo fa sì che molti casi possano sfuggire alla diagnosi.

 

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