I vaccini: come sono nati e perché sono così importanti

Dal vaiolo delle mucche a quelli più recenti, ecco come i vaccini nel corso dei secoli si sono evoluti e oggi rappresentano un sistema insostituibile per proteggere la salute.

Non curano la malattia quando è già in corso, ma la prevengono, stimolando le difese naturali in modo che l’organismo si attivi contro gli agenti nocivi: così agiscono i vaccini, preparati biologici che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno salvano la vita a due milioni e mezzo di persone.

I vaccini sono costituiti da agenti infettivi (virus, batteri) attenuati oppure uccisi, quindi non più pericolosi, oppure da piccole parti del microrganismo o da sostanze da esso prodotte (tossine) o ancora, nei vaccini più recenti, da molecole di mRNA o da vettori virali che consentono la produzione di una proteina (antigene) dell’agente patogeno. Una volta che il vaccino viene somministrato, il sistema immunitario viene stimolato e, in caso di un successivo incontro con l’agente patogeno vero e proprio, sarà pronto a eliminarlo dall’organismo prima che possa l’infezione possa diffondersi.

Grazie ai vaccini, oggi è possibile combattere molte malattie, non solo respiratorie come l’influenza o esantematiche come il morbillo. I vaccini possono anche proteggere anche da alcune patologie tumorali, per esempio il carcinoma alla cervice uterina causato da infezione di alcuni ceppi di Papilloma virus umano, oppure il tumore al fegato dovuto al contatto con il virus dell’epatite B.

 

La storia dei vaccini

Il merito della scoperta dei vaccini viene ancora oggi riconosciuto a Edward Jenner, un medico inglese vissuto alla fine del Settecento. Jenner si dedicò in particolare allo studio di una malattia molto grave, il vaiolo, che all’epoca uccideva una persona su sei. Jenner si rese conto che le persone che avevano già contratto l’infezione non si ammalavano più. Cercò allora di riprodurre questa reazione, ricorrendo alla “variolizzazione”. Questo trattamento consisteva nella somministrazione, a soggetti sani che non avevano mai contratto il vaiolo, di secreto prelevato dalle eruzioni cutanee dei malati. L’esperimento fu abbandonato per i risvolti spesso pericolosi che comportava, ma Jenner non si arrese e continuò le ricerche sulla malattia, arrivando all’intuizione che porterà alla nascita dei primi vaccini veri e propri. Il medico si accorse infatti che, nel mondo agricolo, i contadini a contatto con bovini, affetti da vaiolo, si ammalavano di una forma molto lieve e in seguito non contraevano più la forma umana. Si cimentò quindi in un esperimento ardito, iniettando a un bambino del siero di vaiolo vaccino: a un successivo esperimento, il piccolo si dimostrò immune al vaiolo umano.
 

La “memoria” della malattia

La grande intuizione di Jenner fu capire che il contatto dell’organismo con una forma più lieve di infezione proteggeva dalla malattia grave e dalle sue complicanze.

In realtà Jenner, così come i suoi contemporanei, ancora non conosceva né il sistema immunitario né il mondo dei microbi, eppure individuò un principio di funzionamento universale che fu sfruttato meglio già nei decenni successivi, quando si iniziò finalmente a scoprire in laboratorio la causa di molte malattie infettive. A quel punto, fu chiaro che somministrare un microrganismo vivo poteva essere spesso pericoloso ma, una volta identificati gli agenti responsabili delle malattie, si poteva trovare un modo per renderli innocui e mantenere al tempo stesso la capacità di stimolare il sistema immunitario, la cosiddetta immunogenicità

 

I diversi tipi di vaccini

I primi vaccini ad essere prodotti furono quelli “vivi attenuati”: il microrganismo responsabile dell’infezione viene modificato in laboratorio per fargli perdere la sua pericolosità, mantenendo però la capacità di suscitare la risposta immunitaria e quindi la memoria immunologica. Di questa categoria fanno parte i vaccini contro morbillo, rosolia, varicella, parotite, tubercolosi ecc. In seguito furono messi a punto i vaccini inattivati, creati esponendo il microrganismo al calore oppure a sostanze chimiche: l’agente patogeno veniva così ucciso, ma non perdeva la capacità immunogenica. È il caso per esempio dei vaccini contro la poliomielite o l’epatite A. Andando ancora avanti con la ricerca, si capì che non era l’intero microrganismo a causare la malattia, ma solo alcune sue parti, i cosiddetti antigeni: attraverso sofisticate tecnologie di laboratorio si ottennero i vaccini ad antigeni purificati. Altre metodologie all’avanguardia permisero di mettere a punto i vaccini ad anatossine (dei quali fanno parte per esempio l’antidifterica e l’antitetanica) a base di molecole prodotte dall’agente infettivo (le tossine) che sono state inattivate in modo da non causare alcun effetto nocivo. Con l’avvento dell’ingegneria genetica, è stato possibile produrre direttamente in laboratorio, partendo da piccoli segmenti di DNA, le singole componenti dell’agente patogeno necessarie a stimolare il sistema immunitario: è il caso del vaccino contro l’epatite B.

Più di recente sono state messe a punto nuove tipologie di vaccini, come quelli a mRNA e quelli a vettori retrovirali, che una volta iniettati consentono la produzione di una proteina dell’agente patogeno in grado di stimolare il sistema immunitario: nel primo caso viene inoculata una molecola di mRNA, nel secondo invece un virus (solitamente un adenovirus) innocuo, ma in grado di portare all’interno della cellula una specifica sequenza di DNA.

 

La sicurezza dei vaccini

Per poter essere commercializzati, i vaccini devono essere sottoposti a numerosi test e sperimentazioni cliniche per valutarne l’efficacia e la sicurezza e ricevere l’autorizzazione delle autorità competenti (Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ed Ema, European medicines agency).

Nonostante quindi la comprovata sicurezza dei vaccini attualmente in uso e i rari effetti collaterali gravi, sono state diffuse nel tempo notizie scientificamente non attendibili con lo scopo di minare la fiducia nei confronti di questo insostituibile strumento di salute per il singolo e per l’intera comunità.

Per esempio, una convinzione falsa, ma molto diffusa, è quella che i vaccini causino autismo. Si tratta in realtà di una “bufala” smentita da tempo da autorevoli studi scientifici.

Altra credenza errata è che i vaccini contengano sostanze nocive, come il mercurio. È vero che fino al 2002 questo metallo era impiegato come eccipiente, ma in dosi minime e quindi non pericolose. In seguito è stato eliminato del tutto e attualmente vengono impiegati eccipienti e stabilizzanti assolutamente sicuri.

Non è nemmeno vero che sia meglio contrarre la malattia “naturale” invece che sottoporsi al vaccino: infatti l’infezione può accompagnarsi a serie complicazioni che con il vaccino non si presentano.

Ancora: non è vero che i vaccini non servono più perché le malattie stanno scomparendo. È vero il contrario, ossia che molte infezioni sono sempre più rare proprio grazie ai vaccini.

Infine, è una falsa credenza che sia pericoloso somministrare ai bambini molti vaccini insieme, in quanto il sistema immunitario è fin dai primi giorni di vita esposto a centinaia di virus e batteri ed è in grado di rispondere contemporaneamente a diversi antigeni.

 

 

Bibliografia essenziale

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(ultimo accesso 1 ottobre 2021)

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