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Malattia da meningococco: cos’è, come si trasmette, quali sono i sintomi e l'importanza della prevenzione

Nell'ultimo anno, la pandemia di Covid-19 ha catalizzato l'attenzione delle istituzioni sanitarie e della popolazione a livello globale, mettendo temporaneamente in secondo piano tutte le altre malattie infettive con le quali l'uomo si confronta da secoli.

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Ma trascurare la rilevanza per la salute di molte infezioni gravi e potenzialmente letali, in grado di causare epidemie se non adeguatamente prevenute e contenute, può esporre a seri rischi sociosanitari.

Tra le principali infezioni da non sottovalutare e da prevenire attivamente c'è la malattia da meningococco, tristemente famosa in epoca pre-vaccinale per l'elevata mortalità associata, nonché per le possibili gravi sequele che possono verificarsi sia nei bambini sia negli adulti che sopravvivono.

Cos’è la malattia da meningococco

La malattia da meningococco è un'infezione dell'organismo causata da Neisseria meningitidis, un batterio aerobio (detto anche aerobico, che vive cioè in presenza di ossigeno), dalla forma a "bacio di dama" (diplococco), che può essere presente sulle mucose della faringe e delle vie aeree superiori dell'uomo, ma non di altri animali.

Esistono 13 diversi tipi (o "sierogruppi") di meningococco, riconoscibili in base al tipo di zuccheri (polisaccaridi) che rivestono la superficie esterna delle cellule batteriche e indicati con diverse lettere dell'alfabeto. Soltanto sei, tuttavia, sono in grado di determinare malattia meningococcica. Soltanto sei, tuttavia, sono in grado di determinare malattia meningococcica. Cinque di questi sei sierogruppi, il meningococco A, il meningococco B, il meningococco C, il meningococco W135 e il meningococco Y sono diffusi in varie parti del mondo, con differente rappresentazione geografica in diversi periodi dell'anno (anche in relazione alle condizioni climatiche), mentre il meningococco X è presente pressoché esclusivamente in Africa e raramente associato a casi sintomatici di malattia meningococcica.

Dal 2% al 25% circa della popolazione ospita il meningococco a livello della gola e del naso, senza sviluppare la malattia meningococcica né sintomi di alcun tipo: in questi casi, si parla di "portatori", che sono totalmente sani ma possono trasmettere la malattia ad altre persone. In una minoranza dei casi (circa l’1%), il batterio si diffonde nel sangue e si possono sviluppare diverse forme di malattia meningococcica, come la sepsi meningococcica (un’infezione del sangue) e la meningite.


Meningococco e meningite: quale relazione?

Una volta che si è diffuso nel flusso sanguigno, il meningococco può raggiungere e oltrepassare la barriera ematoencefalica (un filtro molto efficiente che, di norma, protegge il sistema nervoso centrale dall'ingresso di microrganismi e sostanze potenzialmente dannosi), causando la meningite infettiva.

La meningite rappresenta la manifestazione più frequente della malattia da meningococco.
La meningite acuta può presentarsi come meningite fulminante, di norma letale nell'arco di poche ore anche se fosse avviata rapidamente una terapia antibiotica appropriata.

Cos’è la meningite

La parola "meningite" deriva dal termine greco "meningo", usato in medicina per indicare le meningi, ossia le membrane biologiche che rivestono e proteggono l'encefalo e le altre strutture "nobili" del sistema nervoso centrale (cervelletto, tronco encefalico e midollo spinale), e dal suffisso "-ite", indicativo della presenza di infiammazione a carico della struttura anatomica che lo precede. La meningite, quindi, corrisponde all'infiammazione delle meningi.

Oltre che dall'infezione da parte di diversi ceppi di meningococco, la meningite può avere cause diverse. In particolare, esistono forme di:

  • meningite batterica, ovvero quelle indotte da batteri (per esempio streptococchi del gruppo B, Escherichia coli, Streptococcus pneumoniae, Listeria monocytogenes o Staphylococcus aureus oltre alla Neisseria Meningitidis)
  • meningite virale,che insorge come complicanza di infezioni invasive da enterovirus, virus dell'Herpes simplex di tipo 2, virus della varicella Zoster, HIV ecc.
  • meningite non infettiva,che può svilupparsi in seguito all'esposizione a sostanze tossiche o come effetto collaterale di farmaci oppure come complicanza di malattie con base immunitaria, come l'artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico.



Dati epidemiologici e rilevanza sanitaria

La malattia da meningococco può manifestarsi in casi sporadici, piccoli focolai di poche persone infettate da un meningococco dello stesso sierogruppo (dopo essere entrate in contatto stretto tra loro) o epidemie locali, con una distribuzione geografica variabile per i diversi tipi di meningococco e un andamento stagionale.

La zona del mondo in cui il meningococco è più diffuso (con relative epidemie) è l'Africa sub-sahariana, che si estende dal Senegal all'Etiopia e comprende 26 Paesi.

Il meningococco può infettare persone di qualunque età. Uno studio che ha esaminato la prevalenza della malattia meningococcica invasiva in Italia nelle diverse classi d'età tra il 2011 e il 2017 ha indicato che:

  • l'incidenza della malattia meningococcica invasiva è aumentata da 0,25 casi/100.000 abitanti nel 2011 a 0,33 casi/100.000 abitanti nel 2017;
  • dopo il 2012, la maggior parte dei casi è stato causato da meningococchi ACWY;
  • le infezioni da meningococco B hanno l’incidenza maggiore nei bambini con meno di 5 anni di età, ma si è verificato un aumento dei casi da sierogruppi W e Y;
  • nei bambini tra 5-9 anni e tra 10-14 anni è stato osservato un incremento del numero di casi da meningococco C, W e Y;
  • negli adolescenti e giovani adulti (15-24 anni), la maggior parte dei casi è stata causata da meningococco C e meningococco B, mentre il sierogruppo Y è aumentato raggiungendo il 27% di tutti i casi con sierogruppo noto nel 2017.

Come si trasmette?

La malattia da meningococco ha una trasmissione per via aerea attraverso il passaggio delle goccioline infette (droplets) presenti nell'aria espirata di una persona portatrice del meningococco alle mucose di una persona sana, entrata in stretto contatto per un tempo abbastanza prolungato. Il meningococco, dopo la trasmissione, aderisce alle mucose della faringe, dove si moltiplica, colonizzandole.

Alcune caratteristiche individuali possono facilitare l'infezione e lo sviluppo di malattia meningococcica invasiva. In particolare: alcuni deficit immunitari, assenza o malfunzionamento della milza, fattori genetici e precedenti infezioni virali.

Tra i comportamenti che aumentano il rischio di contagio da meningococco ci sono il fumo attivo e passivo (che riduce le difese immunitarie delle vie aeree) e la frequentazione prolungata di luoghi molto affollati in cui si respira, parla o canta molto vicini gli uni agli altri. Anche i baci sono naturalmente a rischio, a causa del facile scambio di secrezioni salivari e droplets infetti.

Sul fronte professionale, possono aumentare la probabilità di contrarre la malattia da meningococco le attività lavorative svolte in situazioni comunitarie (caserme, navi ecc.) e in alcuni contesti sanitari (in particolare, medici e microbiologi che devono manipolare materiali biologici infetti o studiare i batteri responsabili della malattia meningococcica).

I sintomi principali dell'infezione da meningococco

I sintomi della malattia meningococcica si manifestano in genere 3-4 giorni dopo l'infezione da meningococco. In circa la metà dei casi in cui il batterio raggiunge il flusso sanguigno, si sviluppa una meningite.

Il sospetto di meningite solitamente insorge a fronte di sintomi di meningismo quali forte mal di testa e rigidità del collo (nella zona della nuca), che si manifestano in concomitanza con un brusco innalzamento della temperatura corporea (oltre 39°C). Possono essere presenti anche nausea, vomito, sensibilità degli occhi alla luce (fotofobia) e confusione mentale.

Oltre a questi sintomi, la meningite nei bambini più piccoli può determinare rigonfiamento delle fontanelle: le parti di tessuto morbido e fibroso, ma resistente, che riempiono i solchi tra le ossa della teca cranica alla nascita e che, di norma, si "chiudono" trasformandosi in tessuto osseo duro, non più deformabile, entro il 1° o il 2° anno di vita.

Generalmente, la malattia meningococcica invasiva ha un'incubazione (lasso di tempo che intercorre tra contatto con il meningococco e comparsa dei sintomi) variabile da 2 a 10 giorni, ma nella maggioranza dei casi i sintomi si manifestano dopo 3-4 giorni.

Se, invece, la malattia da meningococco causa una sepsi meningococcica, i sintomi tipici sono l’insorgenza improvvisa di febbre e la comparsa sulla pelle di petecchie o porpora, che spesso si associano ad abbassamento della pressione sanguigna, stato di shock, emorragia surrenalica acuta e insufficienza multiorgano.


I principali esami utili per la diagnosi specifica di malattia da meningococco e per l'identificazione del sierotipo responsabile comprendono l'analisi del sangue e/o del liquido cefalorachidiano (liquor).

Per la meningite le cure efficaci si basano essenzialmente sulla somministrazione di antibiotici per via endovenosa e, in alcuni casi, di corticosteroidi (questi ultimi per ridurre le possibili complicanze neurologiche dovute alla forte infiammazione delle meningi). La durata della terapia antibiotica dipende dalla risposta individuale e da quanto dura la meningite. I corticosteroidi, invece, vengono di norma somministrati per 4 giorni.

In caso di sepsi meningococcica, la terapia resta quella antibiotica, con l'aggiunta di tutti i possibili interventi di supporto necessari per mettere l'organismo nelle migliori condizioni per eliminare il meningococco dal sangue e dai tessuti, scontando i minori danni possibili.

Una terapia antibiotica di diverso tipo, per bocca o con iniezioni intramuscolari, viene utilizzata anche per prevenire la malattia meningococcica nei contatti stretti di una persona con infezione da meningococco diagnosticata.

Da sottolineare che per nessun tipo di malattia da meningococco esistono rimedi naturali che possano aiutare a migliorare la situazione e adottarli, ritardando la terapia farmacologica prevista, può soltanto peggiorare il quadro clinico e aumentare il rischio di sequele severe e morte.

Le forme invasive della malattia da meningococco come la sepsi meningococcica e la meningite possono determinare effetti gravi che possono essere permanenti e con esiti invalidanti.

In caso di meningite, le conseguenze principali sono di tipo neurologico e comprendono paralisi di una parte del corpo (emiplegia), ritardo mentale, epilessia, diminuzione o perdita dell'udito, disturbi cognitivi e dell'apprendimento. Danni gravi e permanenti come quelli citati interessano fino a 1 soggetto su 5 sopravvissuti alla meningite meningococcica.

La sepsi da meningococco può determinare anche necrosi del tessuto cutaneo (gangrena) in diverse parti del corpo, che può anche portare alla necessità di amputare dita o arti. Questa drammatica eventualità riguarda circa 25 soggetti ogni 100 sopravvissuti alla sepsi meningococcica. Da sottolineare che, nonostante le cure, la sepsi meningococcica è letale nel 40% dei casi.

Conoscere le cause della malattia da meningococco e come si prende, purtroppo, non è di grande aiuto per evitare di contrarre la malattia attraverso comportamenti protettivi e precauzioni igieniche, soprattutto se si vive o si soggiorna temporaneamente in aree endemiche per la malattia meningococcica o in zone interessate da focolai o epidemie periodiche.

La protezione più efficace contro la malattia da meningococco è il vaccino, disponibile in diverse formulazioni e studiato per proteggere da uno o più sierogruppi, in modo da poter offrire uno scudo ottimale in funzione dell'area geografica d'impiego, del tipo di epidemie presenti e dell'età dei destinatari.

Ma quanti sono i vaccini contro il menigococco? A oggi contro il meningococco si dispone prevalentemente di vaccini quadrivalenti, in grado di proteggere dai quattro principali ceppi di meningococco (ACWY) responsabili di focolai ed epidemie sia in Europa sia nell'Africa sub-sahariana, e di vaccini monovalenti, contro il meningococco B e contro il meningococco C.

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Indicazioni alla vaccinazione

In base alle indicazioni del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, ancora in vigore in attesa di rinnovo, le vaccinazioni contro il meningococco vanno somministrate come segue.

Vaccino monovalente anti-meningococco B:

Vaccino 3° mese 4° mese 5° mese 6° mese 7°-12° mese 13° mese
Vaccino monovalente anti-meningococco B 1° dose 2° dose 3° dose - 4° dose

Scorri la tabella verso destra >


La somministrazione della vaccinazione contro il meningococco B è al momento considerata prioritaria nella prima infanzia.

Vaccino monovalente anti-meningococco C e vaccino quadrivalente anti-meningococco ACWY:

Vaccino 3°-6° mese 6°-12° mese 13°-15° mese 12°-18° mese
Vaccino monovalente (Men C) o quadrivalente ACWY - - dose singola -
Vaccino quadrivalente ACWY - - - dose booster (o 1a dose nei non vaccinati nella prima infanzia)

Scorri la tabella verso destra >


La dose booster nell'adolescenza (ed eventuali ulteriori richiami in successive fasi della vita adulta) ha lo scopo di prolungare la durata della copertura e di rafforzare la risposta immunitaria in caso di eventuale infezione da meningococco ACWY, aumentando la probabilità di debellare la malattia meningococcica a livello di popolazione sul lungo periodo. La vaccinazione ACWY in età adulta è prevista anche in persone mai vaccinate in precedenza contro il meningococco C che vivono o si recano in zone a rischio. Inoltre, è fortemente raccomandata in persone a rischio o perché affette da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.) ed è consigliata anche in presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi, dormono in dormitori, reclute militari).

Bibliografia essenziale

Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Meningococcal Disease. Epidemiology and Prevention of Vaccine-Preventable Diseases, 13th Edition April, 2015; pag. 231-245

World Health Organization (WHO). Meningococcal meningitis, 2018
(https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/meningococcal-meningitis)
(ultimo accesso Aprile 2021)

World Health Organization (WHO). Meningococcal vaccines: WHO position paper. Weekly epidemiological record, 18 November 2011;47(86):521-540

Igidbashian S et al. Invasive meningococcal disease in Italy: from analysis of national data to an evidence-based vaccination strategy. J Prev Med Hyg 2020;1:E152-E161

EpiCentro - Istituto Superiore di Sanità (ISS). Malattie batteriche invasive (sepsi e meningiti).
https://www.epicentro.iss.it/meningite
(ultimo accesso Aprile 2021)

Ministero della Salute. Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019
(http://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioContenutiVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&id=4828&area=vaccinazioni&menu=vuoto)
(ultimo accesso Aprile 2021)

Ministero della Salute. FAQ Meningite
http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=104
(ultimo accesso Aprile 2021)